Víctor Chacón
Paesaggi tra il vissuto e il sognato in cui, come lui stesso confessa, partendo dall’osservazione e dall’analisi della realtà, cerca la sintesi basata sulla traduzione in strutture geometriche, per poi osservare la suggestione delle macchie all’interno del suo studio-laboratorio e arrivare alla conclusione dell’opera, che a volte consiste nel togliere più che nell’aggiungere. Opere in cui di solito affiora lo schema iniziale, con alcune linee di tratto scuro che, come uno scheletro, sostengono l’impalcatura che dà equilibrio e serenità, caratteristiche della sua produzione. (…) Nelle parole di Oscar Wilde: «Nessun grande artista vede le cose come sono in realtà; se lo facesse, smetterebbe di essere un artista». Diremmo dunque che in tutta la sua opera c’è una particolare serenità e un contenimento che tende all’equilibrio, alla quiete e all’ordine. Paesaggi contemplati con uno sguardo molto particolare, estraneo agli sguardi abituali, per nulla convenzionali, in cui questa serenità partecipa allo stesso tempo di una paradossale eccitazione emotiva.
Dal testo di José Carralero, 2018.
Pittore e professore ordinario alla Facoltà di Belle Arti di Madrid.